lunedì 12 marzo 2007

L'aria odorava di fuoco appena spento,
fuoco di carta o di paglia, forse di legno,
fuoco però domestico
anche se si spargeva in tutta la città
nel vecchio centro.
Non essere felici dentro quell'aria
pareva un sacrilegio.
Il solito rumore

si acquietava, la strada
che mi portava a casa era nel giusto,
deserta per un po' e poi animata.
Non era caldo, ma non era freddo.
Sembrava primavera. Anzi lo era.

Patrizia Cavalli, Pigra divinità e pigra sorte



Quando ho letto questa poesia mi sono sentita magicamente a casa, ho sentito quell'odore di ulivi bruciati in pomeriggi caldi e silenziosi come solo i pomeriggi del mio amato Salento sanno essere. E avrei voluto piangere e ridere insieme. E sentire ancora quelle sensazioni così nette che solo a casa mia riesco a sentire. A casa mia e tra le sue braccia. Che a volte mi pare non mi appartengano più.
Oggi ho letto una recensione a "Gli amori difficili" di Calvino. Parlava dell'incomunicabilità nel rapporto amoroso, un aspetto che "costituisce non solo una ragione di disperazione ma pure un elemento fondamentale - se non l'anima stessa - del sentimento amoroso". Parole sante....fin troppo.

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