Di seguito il link all'articolo del Corriere della Sera sull'ultimo libro del grande McEwan, accolto ancora una volta come un capolavoro. Il titolo e' On Chesil beach..attendo con ansia la traduzione italiana...
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/04_Aprile/24/mcewan_on_chesil_beach.shtml
Ne riporto un passo, breve ma scritto magistralmente..come in Espiazione, McEwan e' in grado di trasportarti dove lui desidera..e' uno dei pochi in grado di indurmi ad una lettura "totalizzante", come quando oscillavo tra i 17 e i 18 anni...pochi scrittori ancora ci riescono..
«Invece era rimasto in un freddo e orgoglioso silenzio nel crepuscolo estivo, guardandola camminare in fretta lungo la riva, il suono del procedere difficoltoso perso sull’infrangersi delle piccole onde, fino a che lei non fu un punto sfuocato che si allontanava nell’immensa strada di ciottoli luccicanti nella pallida luce »
martedì 24 aprile 2007
sabato 21 aprile 2007
Pubblico un passo da "La ragazza dello Sputnik" di Haruki Murakami. E' quello che descrive il legame stabilitosi tra Sumire e Myu, le due protagoniste. Un sentimento tra due donne, anche se la delicata penna di Murakami riesce a descrivere sempre qualcosa di universale.
“E in quel momento capii. Eravamo state meravigliose compagne di viaggio, ma in fondo non eravamo che solitari aggregati metallici che disegnavano ognuno la propria orbita. In lontananza potremmo anche essere belle a vedersi, come stelle cadenti. Ma in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza la possibilità di andare da nessun’altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine. Fino al punto in cui bruceremo e saremo completamente azzerate.”
La ragazza dello Sputnik, Haruki Murakami
“E in quel momento capii. Eravamo state meravigliose compagne di viaggio, ma in fondo non eravamo che solitari aggregati metallici che disegnavano ognuno la propria orbita. In lontananza potremmo anche essere belle a vedersi, come stelle cadenti. Ma in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza la possibilità di andare da nessun’altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine. Fino al punto in cui bruceremo e saremo completamente azzerate.”
La ragazza dello Sputnik, Haruki Murakami
"La cosa importante è essere capaci in qualsiasi momento di sacrificare quello che siamo per quello che potremmo diventare" (Charles Dubois)
Ci sono stati giorni che sono sembrati infiniti, giorni in cui ero persa in orbita neanche fossi sul serio la ragazza dello Sputnik, come nel libro di Murakami che ho appena finito di leggere. Giorni a Lecce che avrei preferito non vivere. Poi tornata qui qualcosa all'improvviso è cambiato. Quello che è più stupefacente è che questo qualcosa è cambiato dentro. E senza nessuna ragione manifesta, come solo raramente accade, per lo meno in questa folle carambola che è la mia vita. Mi sembra di passare indenne attraverso tutto, ogni nebbia si è diradata, trasformata in una sostanza ancora più inconsistente, lattiginosa. Riesco ad apprezzare persino Milano e il caos in cui è immersa in questi giorni di aprile. Mi hanno resa dimentica. Lui è lontano anni luce, chiuso in una specie di campana di vetro che lo ha reso sconosciuto ai miei occhi. E' così che mi è apparso in quelle notti salentine su cui tanto avevo ricamato. Mi ha destabilizzato nel profondo, stupita, annientata. Fino a quasi a lacerarmi dentro. Ora non c'è più, a parte nei rari momenti in cui è l'alcol a suggerirmi di comporre quel numero maledetto. Solo per sentire, ancora una volta, quelli squilli vuoti, che sembrano ripetersi all'infinito. Al mattino non ricordo quasi più niente. Come fossi passata attraverso un territorio inesplorato che resta così, incontaminato. Un territorio aspro, in cui non metterò più piede.
Ci sono stati giorni che sono sembrati infiniti, giorni in cui ero persa in orbita neanche fossi sul serio la ragazza dello Sputnik, come nel libro di Murakami che ho appena finito di leggere. Giorni a Lecce che avrei preferito non vivere. Poi tornata qui qualcosa all'improvviso è cambiato. Quello che è più stupefacente è che questo qualcosa è cambiato dentro. E senza nessuna ragione manifesta, come solo raramente accade, per lo meno in questa folle carambola che è la mia vita. Mi sembra di passare indenne attraverso tutto, ogni nebbia si è diradata, trasformata in una sostanza ancora più inconsistente, lattiginosa. Riesco ad apprezzare persino Milano e il caos in cui è immersa in questi giorni di aprile. Mi hanno resa dimentica. Lui è lontano anni luce, chiuso in una specie di campana di vetro che lo ha reso sconosciuto ai miei occhi. E' così che mi è apparso in quelle notti salentine su cui tanto avevo ricamato. Mi ha destabilizzato nel profondo, stupita, annientata. Fino a quasi a lacerarmi dentro. Ora non c'è più, a parte nei rari momenti in cui è l'alcol a suggerirmi di comporre quel numero maledetto. Solo per sentire, ancora una volta, quelli squilli vuoti, che sembrano ripetersi all'infinito. Al mattino non ricordo quasi più niente. Come fossi passata attraverso un territorio inesplorato che resta così, incontaminato. Un territorio aspro, in cui non metterò più piede.
domenica 1 aprile 2007
Basta con il mio buonismo, basta con lo sperare inutilmente, cercando di coltivare solo il meglio di me..voglio avere di nuovo il potere di incazzarmi, di odiare chi mi fa del male, di vomitargli in faccia il mio dolore e la mia rabbia..voglio tornare alla mia vita, non voglio più quest'equilibrio...non è mio, non mi contraddistingue...voglio sentirmi di nuovo libera di piangere, disperarmi, odiare, vivere tutto all'eccesso, finchè le lacrime mi sconquasserano ancora il petto..la mia salvezza non è in quel coltivare la mia parte illuminata, non ci credo più..io sono più forte, profonda e complessa e la mia vita è tutto questo e molto di più..Non voglio vivere una vita di quieta disperazione..voglio esagerare anche nella sofferenza..voglio l'eccesso. In questo è la mia felicità.
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