Ho quasi finito di leggerlo...racconto e resoconto giornalistico si fondono alla perfezione...è come se Capote riuscisse a mantenere l'esatta distanza tra coinvolgimento emotivo e freddezza da cronista. Come il migliore degli antropologi. Credo sia davvero la sua opera migliore. Il suo momento di elezione. Come accade davvero poche volte nella vita di uno scrittore. Sono caduta in una spirale di curiosità morbosa quando Perry e Smith descrivono il momento dell'assassinio della famiglia Clutter. Non riuscivo a staccarmi dalle pagine. Ero imprigionata, quasi atterrita. Non avrei mai creduto di possedere questo sentimento morboso. Capote mi ha spiazzata.
Ho fatto giri interminabili su internet per saperne di piu'. Cosi ho scoperto che esiste una biografia di Capote in cui, oltre al resto, si racconta anche del rapporto che lo scrittore stabili' con i due condannati a morte: un rapporto psicologicamente perverso, quasi, soprattutto con Perry Smith. Come quest'ultimo, anche Capote aveva avuto una madre suicida, e mi e' parso di capire che lo scrittore si sentisse incredibilmente vicino all'assassino dei Clutter. Tanto da attivare su quella sinistra figura una sorta di transfert, che lo ha portato all'autodistruzione. A sangue freddo e' stata la sua opera piu' grande ma anche quella che ha segnato il declino di Capote uomo. Come si legge nell'intervista rilasciata a Grobel, se Truman avesse potuto scegliere, avrebbe preferito non scrivere: "Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione."
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