Galimberti è stato una volta, per così dire, l'artefice del mio strampalato destino: dopo la lettura di un suo libro, anni fa, ho preso una decisione di cui non mi sono mai pentita...Oggi, come ogni sabato, sbocconcellando la frutta comprata al mercatino, compro la Repubblica nella piccola edicola di Via Conte Rosso e proprio leggendo la rubrica di Galimberti mi imbatto in una lettera che sembra scritta da me e di cui riporto l'ultimo, illuminante passo sulle contraddizioni dell'amore..
"Si spacciano come maestri o amici, irresistibili complici e amanti, poi si scopre che sono feriti, tropo grandi e con troppe responsabilità, che si stanno ancora cercando, che vogliono la terra sotto i piedi e l'aria vorticosa intorno, che si sentono meno, o che si sentono più, per finire in un'unica e sola idea di uomo, un ammasso di tutti i volti, di tutti i travestimenti appena appiccicati addosso, solo appoggiati, una parvenza di simpatico compagno di giochi che fa l'educato, pronto alle evenienze, pronto a spossessarsi per qualunque grande e maestoso dio. Altrettanto pronto a dissolversi sotto la mia fame d'amore e amore"
Nemmeno Galimberti riesce a trovare una soluzione a questa contraddizione. Però dice una cosa verissima: nell'era della tecnica l'amore ha cambiato forma, l'amore diventa indispensabile per la propria realizzazione come mai lo era stato prima, e al tempo stesso impossibile, perchè, nella relazione d'amore, ciò che si cerca non è l'altro, ma, attraverso l'altro, la realizzazione di sè.
E così anche io vorrei trovare una via insospettata che porti alla soluzione di questo dilemma...ma non conosco vie d'uscita, io conosco solo sogni, e legami, legami forti che mi tengono avvinta e mi rendono caracollante, a volte debole, a volte insospettabilmente forte...e probabilmente la bellezza di questi legami è proprio in questa loro natura ambigua e sempre un pò irrealizzata, qualcosa di straordinariamente in divenire, che rende un pò più dolce l'acredine della vita reale.
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