venerdì 21 settembre 2007

Lui pronunica il mio nome in una maniera che ha in sè qualcosa di infinitamente prezioso e irripetibile...Le ultime lettere del mio nome o quell'inconfondibile saluto assumono una declinazione dolce, nel delicato flettersi della sua voce...la sua voce, il suono della sua voce, quel tono roco e vagamente sensuale...La notte è ambrata, e tutto è ormai lontano...sembra che quei suoni vogliano ripetersi all'infinito, nuotare a lungo nella mia testa, come una nenia che giunge da un tempo e un luogo indefiniti...una melodia che martella il cuore, lo dilania, e non fa male...Mi si staglia dentro, nettamente, questa ferita, e mi taglia, e fa sì che dentro mi si aprano orrizzonti infiniti, maree dolcissime, una risacca nel cuore, un'ubriacatura folle. E vorrei non si fermasse più. Vorrei continuasse a farmi male così, per sempre.

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