giovedì 8 novembre 2007
Spazio pigramente tra la lettura de "L'impero dell'effimero" (un'analisi interessante della moda nella societa' d'oggi, lettura per la tesi, sia chiaro!) e il colore del cielo la' fuori, un cielo insolitamente limpido, di un blu che sa davvero di infinito e di mille promesse che verranno. Penso a quello che faro' dopo, alla mia tranquilla routine settimanale, alla palestra dopo il lavoro, la cena con Vi e Sere, la musica tranquilla, una tisana calda mentre studio. E poi ancora lo shopping domani con la Ale, lo spettacolo a teatro, la cena con tutta la cricca sabato. E mi illudo che non serva altro se non questi pensieri rassicuranti. L'inquietudine sembra essersi dissolta, stemperata nel mare un po' torbido e monotono dei miei giorni milanesi. E questo stato d'animo ha in se' qualcosa di innaturale, come se ci fosse in realta' qualcosa dentro pronto ad esplodere e librarsi al di sopra di tutto. Mi scaverei dentro se non avessi questa paura raggelante che me lo impedisce. O forse sono talmente stanca che lascio l'animale sopito e aspetto. Aspetto che qualcosa cambi. E' inevitabile che accada.
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