martedì 13 novembre 2007
Vabbè, Serena disquisisce teneramente col suo amore, Vittoria giace avvinghiata tra le possenti braccia di Morfeo e io me ne sto qui a bere in solitaria la mia tisana relax, a guardare le fotine inviatemi da Stani, le fotine dei bei tempi recentemente andati e a pensare che cazzo quanto vorrei fosse ancora quel giorno lì, quella domenica uggiosissima, con quella nebbiolina tipicamente milanese a infestare l'aria, con quel cambio di sta cavolo di ora legale osolare, boh non ho mai capito, e quel treno soppresso, questa concomitanza di eventi che mi ha regalato due ore in più con te, due ore che per la maggior parte della gente non significano nulla, e invece per me hanno contato tanto, più di quanto conti ora ogni singolo momento di questa mia vita grama, di questi giorni milanesi che sembrano ripetersi, sempre uguali a se stessi, e continuano ad accavallarsi, in questa buffa, inutile, maniera inerme, che soffoca e da cui, cazzo, non riesco a venir fuori. E resto come ancorata a questa sorta di malcelata rassegnazione. Chi mi conosce pensa che abbia raggiunto la tranquillità, ma in realtà sono in questo stato di torpore catalettico in cui nulla si muove....Vorrei, dovrei avere il coraggio, l'ardire, l'incoscienza di urlare come stanno veramente le cose e tentare, cazzo almeno tentare, di cambiarle. Ma non ci riesco. Non ne ho la forza. E' come se il disgustoso, assordante, vagamente rassicurante ronzio di ogni giorno si fosse fatto più forte di tutto il resto, di tutto ciò che conta davvero per me, di tutto ciò che in cuor mio dovrei davvero rischiare per essere felice.
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