domenica 27 aprile 2008

Squarciare...

...Speravo arrivasse qualcuno che squarciasse, penetrasse questa coltre fitta che è la mia solitudine e la prendesse a morsi...E invece non è successo nulla...Sono passati giorni interi in cui me ne sono stata inerme tra queste quattro mura...La primavera non aveva mai prodotto su di me un effetto così devastante...Oggi mi sono sforzata e sono uscita nel sole caldo...me ne sono stata al parco a leggere mentre la luce del sole si stemperava in un bellissimo tramonto...ma non riesco più e reggere nemmeno queste pennellate di bellezza...sono rientrata quasi subito nel mio rassicurante bozzolo e mi sono sentita immediatamente meglio, meglio nell'opprimente spazio occupato dall'odio per me stessa...e aspetto te, aspetto te per aprire quel giardino di cui parlo sempre, quel giardino cantato da CRistina Donà, con i mille frutti da desiderare...ma mai ti ho sentito così lontano, mai...mai come ora, in cui aspetto che tu produca la breccia nella coltre...fallo, ti prego....fallo presto..

venerdì 18 aprile 2008

The weight of my words

Sto ascoltando i Kings of Convenience in una grigia mattinata di pioggia, la primavera sembra un miraggio lontano ed è quasi dolcemente triste starsene al caldo mentre fuori minuscole gocce infinite inondano Milano. Nelle penombra della mia canera questa mattina ho ripreso in mano il taccuino su cui scrivo i miei pensieri che poi riporto sapientemente sul blog, e mi sono accorta che le pagine bianche ormai si sprecano. Ed è come se quel vuoto sulle pagine fosse la metafora di quello che mi accade dentro. In reatà non è così, in realtà è semplicemente difficile mettere nero su bianco questo periodo: sto rivalutando troppe cose, forse persino la mia stessa maniera di vivere e giudicare le persone. Semplicemente credo che sia arrivato il momento di crescere sul serio, credo che sia arrivato il tempo di porre fine a quella insana tendenza che ho di pensare, come in Tokyo blues, che si possa oscillare eternamente tra i diciotto e i diciannove anni. E' arrivato il tempo di lasciare che quell'intensità tanto agognata, quella tristezza in cui amavo cullarmi, quella vertigine che cercavo affannosamente, lasci spazio ad altre più mature consapevolezze. Questo mi sta portando a lasciarmi dietro alcune persone, forse tra le più care che avevo. Ma quella loro stessa ricerca furiosa di un altrove che anche io inseguivo le porta lontano da me, inevitabilmente, come in questa canzone, credo che non possano più sentire il peso delle mie parole. Fa male, brucia, ma tant'è. Tokyo blues continua ad essere dentro me. Ma Naoko devo lasciarmela dietro e fare spazio a Midori, se voglio continuare a vivere