martedì 24 giugno 2008
Violenza
Ieri sera, tornata a casa dopo un duro allenamento in palestra, reso ancora più duro dalla consapevolezza di aver rinunciato ad una sfilata di Versace (con inviti in prima linea giusto dietro a Santo per intenderci) per sta bendetta fissa del dimagrire e per le mie condizioni pietose, mi sono messa a guardare prima una puntata del mio Sex and the City, preziosa panacea di tutti i mali, e poi a leggere un romanzo di Auster. E mentre ero lì, distesa sul mio letto, ad ascoltare i rumori attutiti delle auto che sfrecciano in tangenziale, mi è montata dentro una rabbia, solo all'apparenza inspiegabile. Chè l'origine di questo nervoso la conosco bene, oh sì, che la conosco bene. Chè se solo avessi davanti quella persona, nella sua piccolezza, con quel tourbillon inutile che è la sua vita, sono sicura che sì, se ce l'avessi davanti gli torcerei il collo e poi la polverizzerei. Così per il solo gusto gratuito di usargli violenza. La violenza che merita. Per questa sua superficialità che rasenta la mollezza. In fondo di una persona che non apprezza Auster, che non apprezza Marai, io che me ne faccio? Che cazzo me ne faccio dico io? Chè sono più idiota io che continuo a farmi certe domande, ecco.
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