"L'amore è come la grazia di Dio - l'astuzia non serve".
Ecco. Al ritorno dalle tanto sospirate e mai così tanto odiate (perchè poi?) vacanze, ritrovo una Milano ancora semi-deserta e immersa in un'aria quasi irreale, con una temperatura deliziosamente mite e me la godo alla grande. E non mi sento lacerare dentro,nonostante le solite odiate distanze che mi separano inevitabilmente dalle persone che amo. Non so se sia dovuto ad un impercettibile cambiamento dentro, a questa serenità indefinita e a me quasi del tutto sconosciuta, o a circostanze che sono state sicuramente meno intense...ma questo è, e fa un pò di tristezza a pensarci.
Poi con Annalisa ci capita di parlare dell'editoriale di addio a Repubblica di Concita De Gregorio, che andrà a dirigere l'Unità. E' una strana combinazione che proprio oggi mi capiti di leggerlo, perchè l'editoriale riporta passi di una lettera di Cesare Pavese datata agosto 1950 e proprio nella notte tra il 27 e il 28 agosto Pavese si uccise. Ma al di là di queste coincidenze, quello che mi ha profondamente commosso è che Concita De Gregorio abbia scritto questa splendida pagina di addio che sembra quasi dipingere il mio stato d'animo da rientro:
"Non si può bruciare la candela dalle due parti. Nel mio caso l'ho bruciata tutta da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto. Dico questo non per impietosirti (...) l'amore è come la grazia di Dio - l'astuzia non serve".
"Ti voglio un falò di bene. Chiamiamolo l'ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora"
(Lettera di Cesare Pavese a "una ragazza, Bocca di Magra")
E più avanti passi di Kavafis:
"Stanno i giorni futuri innanzi a noi come una fila di candele accese - dorate, calde e vivide. Restano i giorni del passato, penosa riga di candele spente"
E poi ci sono delle parole scritte dalla De Gregorio stessa:
"Abbiamo acceso una lampada su dettagli apparenti, eppure così densi di senso. Non abbiamo avuto paura, avendone. Ci siamo parlati come avremmo fatto una sera dopo cena: con leggerezza delle cose gravi, con gravità delle cose leggere"
Ecco....è così che mi voglio portare dentro la galassia delle persone che amo, chè loro lo sanno perfettamente, al di là di tutti i meri accadimenti, di come io me li porti sempre dentro. Perchè con loro è stato così, che fossero sere a cena o bicchieri scolati nelle notti rarefatte al Soul Food, con loro tutto ha sempre acquistato un senso, le mie giornate hanno acquistato senso, le mie ore, i miei attimi, e proprio in quella maniera lì, un'altalena dal movimento dosato di leggerezza e gravità insieme. E anche per me quelle candele che stanno lì a rappresentare il passato non sono affatto spente. Stanno lì, in un anfratto sperduto di me, ma prezioso. E oltre quell'anfratto c'è poi lo spazio per le persone nuove, quelle con una certa luce che brilla, anzi brucia, negli occhi neri e che mi ha folgorato, persone per le quali davvero vorrei che non servisse nessuna astuzia e non ci fosse nessuna paura.
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